La Bohème
Gioventù, povertà, amore e una morte che non si dimentica
Parigi, Vigilia di Natale, una soffitta gelata. Rodolfo e i suoi amici bohémien bruciano i manoscritti del poeta per scaldarsi. Bussano alla porta: è Mimì, la vicina, che chiede di accendere la sua candela. La candela si spegne di nuovo — forse non per caso. Nell'oscurità, le loro mani si incontrano. 'Che gelida manina' canta Rodolfo. Si innamorano nel giro di cinque minuti.
La notte di Natale al Caffè Momus: allegria, vino, Musetta che fa impazzire Marcello. Ma l'inverno avanza. Rodolfo e Mimì litigano, si lasciano. Rodolfo confessa a Marcello la verità: ha lasciato Mimì perché è malata e lui è troppo povero per curarla. La povertà che distrugge l'amore — non la gelosia, non il tradimento.
Mesi dopo, nella stessa soffitta. Rodolfo e Marcello fingono allegria ma pensano ai loro amori perduti. Musetta irrompe: Mimì è qui fuori, non riesce più a salire le scale. La portano dentro. Mimì è ridotta a un'ombra. Ma è serena — è tornata dove è stata felice. Gli amici escono a cercare medicine e un manicotto per scaldarle le mani. Rimangono soli. Mimì si addormenta. Rodolfo la guarda sorridere, pensa che stia meglio. Marcello rientra. Musetta piange. Rodolfo capisce tutto.
La Bohème non ha un finale nel senso tradizionale: Mimì muore e l'opera finisce. Punto. Puccini sapeva che aggiungere qualcosa sarebbe stato sbagliato. Il silenzio dopo l'ultima nota è parte dell'opera.