La traviata
Una cortigiana che si sacrifica per amore. Parigi, champagne, tisi e cuori spezzati.
Parigi, 1850. Casa di Violetta, una festa sfavillante. Alfredo, giovane di provincia, le confessa di amarla da un anno. Violetta è divertita: non crede nell'amore. Ma quella notte, dopo che gli ospiti se ne vanno, per la prima volta sente qualcosa di vero. Canta la sua battaglia interiore: libertà o amore? Sceglie l'amore.
Vivono insieme in campagna, Violetta ha venduto tutto per mantenerli. Arriva il padre di Alfredo. Non urla, non minaccia — è peggio: le spiega educatamente che la sorella di Alfredo non potrà sposarsi se lui rimane con una cortigiana. Le chiede, con tutta la gentilezza del mondo, di sparire. Violetta scrive ad Alfredo una lettera di addio e se ne va. Alfredo, furioso, la segue a Parigi e la umilia pubblicamente, tirandole addosso del denaro davanti a tutti: il compenso per le sue prestazioni.
Violetta è in agonia, sola, senza soldi. Il padre di Alfredo le ha scritto che il figlio sa la verità e sta arrivando. Alfredo entra, la abbraccia, le chiede perdono, le promette una vita insieme lontano da Parigi. Violetta sorride, si alza — e crolla. Muore tra le sue braccia.
La traviata è la storia di una donna distrutta non dal peccato ma dalla misericordia — quella misericordia con cui sceglie di sacrificarsi per la felicità di chi ama. Verdi la amava più di ogni altra sua opera.